Le Streghe della Luna

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Masquerade

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CITAZIONE
Eisuke decise che avrebbe fatto quanto era necessario per riparare ai torti commessi, ma avrebbe dovuto essere Masumi a prendere l’iniziativa.

che sollievo sapere che Eysuke è dalla loro parte e non si opporrà ad una loro unione!
Vai Masumi che non sei solo, trova il coraggio di fare questo primo passo e il sogno si realizzerà!

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CAPITOLO 7

Le prove procedevano con ritmo sostenuto, concentrandosi sulle scene dove Isshin non era presente.
Maya aveva dato un’impressione totalmente diversa dal giorno prima. Sembrava riuscire ad esprimere in Akoya tutto il sentimento che fino ad allora aveva tenuto stretto nel suo cuore. Gli altri attori erano in fibrillazione, perché per la prima volta iniziavano a credere che Ayumi Himekawa ed Hajime Onodera non avrebbero avuto una vittoria facile.
Maya sapeva da cosa derivava quel cambiamento: lei non poteva aspirare ad essere ricambiata dal signor Hayami, ma la sola volontà dell’uomo di incontrarla con la maschera del suo ammiratore aveva acceso in lei la speranza di poter comunque parlare al vero signor Hayami, quello che l’aveva protetta ed aiutata, senza sarcasmo e cinismo.
Questa nuova speranza aveva generato determinazione, anche nell’interpretare Akoya. Mai aveva dimenticato la promessa fatta all’uomo di creare una dea che potesse farlo credere di nuovo.

Concluse le prove, la ragazza se ne andò svelta verso casa, impaziente di incontrare il signor Hijiri, che sicuramente la stava aspettando. Durante la lunga giornata aveva spesso pensato al suo partner di scena. L’aveva ferito e lo sapeva, ma non poteva comunque continuare a dargli delle illusioni. Se avesse ritardato ancora il momento della verità l’avrebbe fatto soffrire ancor di più.
Accelerò il passo mentre la sera cedeva il posto alla notte. Aveva deciso di fidarsi del suo amico e delle parole del signor Kuronuma.
Finalmente arrivò a casa. Avvicinandosi alle scale, vide un’ombra muoversi nel buio. Attese: non voleva attirare l’attenzione di qualche sconosciuto sulla figura del signor Hijiri.
L’alta sagoma dell’uomo si fece avanti. Aveva negli occhi un caldo sorriso d’affetto.
“Buonasera signorina Maya. Come sta?”
“Molto bene signor Hijiri, sì, oggi sto molto bene!” – esclamò la ragazza.
L’uomo sapeva che non mentiva: lo vedeva nei lucenti occhi della donna.
“Ha letto la lettera che il mio datore di lavoro le ha recapitato ieri?”
“Sì, signor Hijiri, certo. Non avrei potuto farne a meno neanche volendo.”
“Signorina Maya, sono felice di constatare che il suo affetto e la sua stima per il suo ammiratore non sono scemati in queste ultime settimane…”
Maya lo guardò leggermente stranita – “No, signor Hijiri. Mai potrei far perdere il mio affetto al mio ammiratore. Può sicuramente rassicurarlo sul fatto che nessun evento potrebbe mai farmi ricredere sulla sua persona.” Le parve di cogliere del sollievo nei suoi begli occhi.
“Questo mi fa piacere. Cosa pensa di rispondere al messaggio del mio datore di lavoro?”
Maya senza indugiare trasse dalla piccola borsa una bianca busta. La consegnò ad Hijiri. “La prego, la dia al mio ammiratore!”
“Certamente signorina, sarà contento di leggere le sue parole.”
Una volta congedatosi e risalito in macchina, chiamò Masumi Hayami.

Masumi era rientrato a casa e aveva cenato con un leggero piatto di verdure. Si era poi appartato in camera, affacciandosi sul nudo terrazzo per fumare le sue Vogue. Sapeva di mettere a rischio la sua salute, ma fumare il sottile cilindro bianco intontiva i suoi nervi come il bicchiere di scotch che abitualmente beveva prima di andare a letto.
Rispose al cellulare sapendo già di chi potesse trattarsi. Ascoltò le parole del suo collaboratore: il resoconto puntuale dell’incontro con la sua ragazzina. Rimasero d’accordo che si sarebbero incontrati la mattina successiva al solito posto.

La notte passò per entrambi. Tranquilla per Maya, soddisfatta perché aveva potuto scrivere quelle poche righe al signor Hayami. In attesa per Masumi, che aspettava l’incontro del mattino successivo.

Il giovane uomo si svegliò prima del solito, recandosi all’appuntamento. Il parcheggio era pressoché deserto a quell’ora. Solo la macchina di Hijiri era parcheggiata in un angolo buio dell’area sotterranea. Masumi si avvicinò abbassando il finestrino.
Il suo collaboratore fece altrettanto e gli passò una cartelletta, all’interno della quale sapeva esserci la lettera di Maya.
Entrambi lasciarono il parcheggio prendendo la propria strada.
Masumi Hayami si recò in ufficio tenendo la cartella sottobraccio. Nessuno se ne sarebbe chiesto il perché: era solito portarsi il lavoro a casa.
Entrato nell’ambiente discreto del suo ufficio, si chiuse la porta alle spalle e si accomodò nell’ampia poltrona in pelle della sua scrivania.
Prese il pregiato stiletto in argento intarsiato che utilizzava come tagliacarte ed aprì la leggera busta, tanto semplice quanto simile alla sua ragazzina. La carta era segnata dalla sottile grafia che aveva imparato ad amare. Lesse con attenzione e trasporto, parole schiette e vere. Quanto avrebbe voluto che il sentimento che traspariva da esse fosse rivolto anche a Masumi Hayami e non solo alla sua ombra scarlatta, al suo alter ego. Rise, scoprendosi una volta di più geloso… geloso di se stesso. Già… oramai era un’abitudine. Era geloso del suo partner Sakurakoji, che i giornalisti vedevano come suo partner anche nella vita. Era geloso delle sue amiche, che potevano stare con lei e godere dei suoi sinceri sorrisi. Era geloso del vento che accarezzava i suoi lunghi capelli color del caldo cioccolato. Era geloso di tutto ciò su cui si posava il suo sguardo, perché sapeva che i suoi occhi non avrebbero mai guardato lui con i sentimenti della benevolenza e dell’affetto. Lui poteva ricordare quegli sguardi appassionati e caldi solo quando lei era sul palcoscenico e si rivolgeva ai suoi co-protagonisti. Mai avrebbe potuto sperare di ricevere altro che lampi di disprezzo e dardi rabbiosi.

Mio caro donatore di rose,
il mio cuore è sollevato dal sapere che lei è ancora al mio fianco. La tristezza e lo sconforto che mi hanno colta dal giorno del nostro mancato appuntamento si sono disciolti come neve al sole.
D’altro canto, mi rendo conto di averla costretta a compiere una scelta sofferta. La mia anima trabocca di gratitudine e felicità, al pensiero di poterla incontrare al ballo a cui mi ha gentilmente invitata.
Accetto quindi con piacere e non vedo l’ora che arrivi quella sera.
Senza mai stancarmi di comunicarle il mio affetto e la mia gratitudine, la saluto.
Maya Kitajima.

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CAPITOLO 8

Masumi fu sollevato dalla comprensione di Maya. Non avrebbe mai sperato tanto: temeva di aver reciso il sottile filo scarlatto che li legava con la latitanza che si era imposto e, invece, Maya aveva compreso che il suo invito l’aveva posto di fronte a degli interrogativi.
Finalmente libero di agire chiamò la sua segretaria: era l’unica di cui si potesse fidare in quel frangente.
Mitsuki comparve solerte. Aspettava la chiamata del suo principale da un momento all’altro, visto che quella mattina non l’aveva ancora convocata. Entrò con il solito plico di riviste e corrispondenza ed il solito blocco di appunti.
Con aria sorniona Masumi Hayami iniziò ad elencarle le commissioni per quella giornata. Iniziò dall’ordinaria amministrazione: appuntamenti, lettere da scrivere, contratti da perfezionare. Con sguardo attento passò a quelle più impegnative – “Infine signorina Mitsuki, passando a quel ballo in maschera a cui accennava qualche giorno fa, non potendo esimermi dal partecipare, dovrei procurarmi dei costumi.”
“Costumi, signore? Ha forse intenzione di cambiarsi d’abito?”
La battuta provocò un minimo volgersi all’insù degli angoli della bella bocca – “No, signorina Mitsuki. Non ho intenzione di cambiarmi d’abito, ma ho intenzione di andare accompagnato!”
La risposta dell’uomo non la colse di sorpresa, ma male interpretò le sue parole – “Pensavo che la signorina Takamiya non avesse intenzione di affidarsi a sarti che non fossero i suoi personali.” C’erano arrivati finalmente. “Infatti non andrò con la signorina Shiori.”
Mitsuki restò per qualche istante a bocca aperta: “Ma allora…”
Subito si riprese con uno scintillio negli occhi che la diceva lunga – “Sì signore, mi dica pure!”
La successiva mezz’ora fu dedicata alla definizione dei dettagli. Per i sarti sarebbe stata una bella sfida: realizzare due abiti in stile rinascimentale con quei tessuti e quel pregio in pochi giorni avrebbe richiesto un impegno non indifferente.
Prima di congedarsi, Mitsuki prese coraggio e chiese: “Ha finalmente deciso di lottare, signore?”
“Ho deciso di vedere se ci sono speranze per cui valga la pena di lottare” – lo sguardo dell’uomo era sereno, nulla a che vedere con quello tormentato e sofferente che aveva caratterizzato il suo volto negli ultimi mesi.
“E’ comunque un bel passo avanti, signore. E sono sicura che di «speranze» ne troverà parecchie!”
“Ah, signorina Mitsuki! Lei e le sue assurde congetture! Chissà quante volte le dovrò ripetere che quella ragazza mi odia! Voglio solo cercare di capire la natura dei suoi sentimenti per il donatore di rose”
“Si, certo signore! Chissà quante volte le dovrò ripetere io, invece, che probabilmente avrà delle sorprese!”
“Vada, signorina Mitsuki, vada!”
Con il sorriso sulle labbra, Mitsuki si congedò: “Con permesso.”

Masumi Hayami, di nuovo solo, sorrise con soddisfazione, ché non capitava spesso di sorprendere la sua collaboratrice. Pensò di contattare Hijiri quella sera stessa: gli spiaceva arrivare a tanto, ma avrebbe dovuto fare in modo di evitare la presenza di Shiori la sera del ballo in maschera e avrebbe approfittato dell’occasione per far investigare dall’interno il suo uomo.

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CAPITOLO 9

I giorni passavano veloci.
La sera del ballo in maschera si avvicinava, ma Maya non se ne preoccupava. Hijiri le aveva assicurato che il suo ammiratore stava organizzando tutto per il meglio e che lei avrebbe dovuto concentrarsi solo sulle sue prove.
La mattina si svegliava, chiacchierava amichevolmente con Rei durante la colazione, andava alle prove. La sera rientrava, cenava e si chiudeva in camera aspettando il sonno ristoratore mentre fantasticava su come si sarebbe comportata la sera del ballo. Sapeva che l’emozione le avrebbe attanagliato lo stomaco, ma sapeva anche che sarebbe stata la sua unica occasione per esprimere la sua gratitudine e tutto l’amore di cui era capace, convincendolo che poteva rivelarsi, che non doveva temere.
Era un obiettivo arduo, lo sapeva, perché non poteva far capire al signor Hayami che conosceva il suo doppio ruolo e doveva anche ricordarsi che Masumi Hayami era un uomo fidanzato con una bellissima ed altolocata signorina.
Sospirò: si chiese se sarebbe rimasto sconvolto, l’austero Masumi Hayami, se avesse saputo di quali fantasie era protagonista nella mente di quella ragazzina.
Forse era questo che intendeva la signora Tsukikage quando affermava che due anime gemelle non potevano che cercarsi pazzamente quando si incontravano: lei sicuramente era pazza.

Rei Aoki notò il cambiamento dell’amica. L’ombra che la perseguitava nelle ultime settimane era sparita e Maya sembrava essere rifiorita e divenuta donna. Aveva gli occhi ridenti. Tutto il giorno aveva lo sguardo di quando saliva sul palcoscenico. Lo sguardo di chi amava.
L’energica ragazza restò interdetta: sapeva dell’attaccamento di Maya al suo ammiratore, ma mai avrebbe immaginato che la ricomparsa di quella figura misteriosa provocasse un cambiamento tanto radicale.
Al contempo, era preoccupata: se l’uomo non si era mai mostrato, doveva aver avuto le sue ragioni. Quindi lei temeva che prima o poi Maya sarebbe dovuta tornare con i piedi per terra perché non era detto che l’invito al ballo in maschera si rivelasse più di quello che era. Quante volte aveva sperato la giovane attrice di veder rivelata l’identità nascosta? Ogni volta era rimasta delusa. Rei ricordava ancora l’invito al ristorante prima della rappresentazione de “ Le Due Regine”: anche quello si era rivelato solo un mezzo dell’ammiratore per aiutare Maya ad interpretare la dolce e solare Ardis, con la partecipazione inconsapevole di Masumi Hayami.
Concluse alla fine che altro non poteva fare se non aspettare e supportare Maya nel caso in cui anche questa volta non ci fosse stato nessun risultato.
Rei non poteva sapere che la piccola Maya già conosceva l’identità di quell’ombra che l’aveva seguita.

Karato Hijiri stava seguendo pedissequamente le indicazioni del suo principale. Aveva sorvegliato la villa dei Takamiya annotando tutti i movimenti in entrata ed in uscita. Alla fine aveva fatto domanda di essere assunto quando il capo dei domestici aveva inspiegabilmente dato le dimissioni.
Voci di corridoio sussurravano che avesse ricevuto una cospicua eredità. In realtà, lui sapeva che il signor Hayami aveva fatto in modo di farlo assumere presso un’altra famiglia molto altolocata dell’estremo nord del Giappone.
Forte delle sue false referenze, Hijiri era stato prontamente assunto: la famiglia non poteva certo permettere che la numerosa servitù si auto-gestisse. L’impiego di maggiordomo consisteva in un impegno effettivo abbastanza limitato nel tempo; inoltre aveva accesso a tutte le stanze della residenza. Questo gli consentiva di girovagare indisturbato, raccogliendo informazioni e pianificando le sue mosse in vista della sera del ballo in maschera.
Era stato molto sollevato quando il signor Hayami aveva deciso di incontrare Maya. Lei era diventata anche la sua protetta. Dopo tutti gli anni passati a seguire le evoluzioni e a risolvere le problematiche relative alla ditta M. aveva fatto sue le intenzioni del suo capo, capendone anche i sentimenti: il radioso sorriso della ragazza, la sua bontà d’animo, la sua schiettezza e la sua forza, tutto, aveva contribuito a ridare il cuore all’algido superiore. E, nel momento stesso in cui riprendeva a battergli nel petto, il suo cuore gli veniva rubato inesorabilmente dalle stesse virtù.
Hijiri era grato a Maya. Masumi Hayami era quello che aveva dato un senso alla sua vita di uomo inesistente e soffriva nel vedere l’odio e la sete di vendetta, l’ambizione e la freddezza che albergavano in quell’animo che lui sapeva essere nobile.
Ricordava ancora il primo incarico che gli aveva affidato in relazione a Maya. Quando gli aveva parlato della ragazza aveva mantenuto il solito atteggiamento freddo e distaccato, ma quando l’uomo gli aveva chiesto come mai si interessasse per la prima volta ad un’attrice, per di più tanto inesperta, con lo sguardo perso in lontananza ed un lieve tremito nella voce, il giovane aveva affermato: “Maya Kitajima ha ancora la forza di vivere per i suoi sogni e arde della passione necessaria per raggiungerli. Non permetterò a nessuno di spegnerne la fiamma.”
Erano passati anni da allora: aveva visto tutti i mutamenti nel cuore del suo principale. Dall’istinto di protezione iniziale era passato all’attaccamento: non passava settimana senza che l’importante Masumi Hayami, vice-presidente della Daito Art Production, non trovasse modo di incontrarla casualmente e divertirsi a battibeccare con lei. Dall’attaccamento all’amore il passo fu breve: come poteva non riconoscerlo dopo la morte della signora Haru e tutto quello che fece per farla ritornare a vivere nel mondo dell’arcobaleno? Da quel momento il suo cuore fu attraversato da sentimenti sempre più forti e totalizzanti: il desiderio, glielo leggeva nello sguardo ogni volta che parlavano di lei e pensava di non essere visto; la gelosia, ad ogni notizia riguardante i suoi partner di scena; il tormento, quanto soffriva per l’odio ed il disprezzo che credeva di vedere nello sguardo di Maya ogni volta che la incontrava; l’altruismo, donava tutto di sé per favorirla.
L’uomo ombra della Daito sperava che, indossando una maschera, questa volta Masumi Hayami sarebbe riuscito ad essere se stesso. Chissà che non avesse potuto finalmente provare anche la felicità, la completezza, l’appagamento ed il senso di appartenenza che l’amore dona ai fortunati che glielo consentono!

Saeko Mitsuki, nel frattempo, aveva dato le disposizioni necessarie ai sarti della Daito per il taglio e la cucitura dei costumi. Era molto soddisfatta delle idee che aveva avuto in merito ai decori: il signor Hayami avrebbe sicuramente apprezzato. Doveva solo procurarsi gli accessori ora: maschera, gioielli, scarpe.
La donna non avrebbe mai creduto possibile di poter ricordare il giorno in cui l’animo tormentato e ferito del giovane uomo avrebbe provato ad emergere dal pozzo senza fondo in cui si era voluto nascondere.
Era fermamente convinta che i suoi sentimenti fossero ricambiati, pertanto credeva che anche nascosti dalle maschere, una volta che i due avessero iniziato a parlare sinceramente, non più semplici caricature di se stessi – l’ammiratore e l’affarista senza scrupoli, da una parte, e la ragazzina sfrontata e sprezzante, dall’altra – le loro anime veramente si sarebbero incontrate.

Shiori Takamiya non stava più nella pelle. Il suo bel fidanzato l’aveva invitata ad un ballo in maschera e, adesso, non vedeva l’ora di parteciparvi.
Ancora ricordava lo sguardo languido di Masumi mentre la invitava: erano nel salotto di villa Takamiya mentre il nuovo assunto supervisionava il servizio del tè da parte della servitù.
Masumi le aveva fatto una sorpresa presentandosi inaspettatamente a metà pomeriggio a casa sua. Si era cortesemente scusato di non averla avvisata e le aveva proposto quel piacevole diversivo alla solita routine.
Lei aveva naturalmente accettato entusiasta: non aspettava altro di vedere come si sarebbe comportato il freddo fidanzato nascosto da una maschera. Shiori avrebbe convocato immediatamente i suoi sarti personali per iniziare a confezionare l’abito. Avrebbe sedotto il suo fidanzato con lo stesso fascino di una figlia dei dogi.
Hijiri aveva assistito alla scena pensando che il suo capo avrebbe benissimo potuto fare l’attore: dovette sforzarsi non poco per non sorridere sarcasticamente.

Eisuke Hayami, chiuso nella sua villa, cercava di capire cosa stava accadendo.
Vedeva suo figlio fare delle strane mosse e non riusciva a coglierne il senso: l’assunzione di Hijiri presso i Takamiya ne era un esempio.
Che avesse deciso finalmente di muoversi? Lo sperava, ma ancora non scorgeva il disegno d’insieme.
Avrebbe atteso.

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mamma che curiosità!!! sembra che ci devo andare io a questo ballo in maschera! non vedo l'ora che arrivi questa benedetta serata!
ma cosa ha in mente Masumi? ha invitato Shori! e dove la mandano? la indirizzano nel posto sbagliato? che cosa stà architettando? voglio sapereeeee!!!!!!
Tenshina complimenti veramente, hai detto che è la tua prima storia, sei bravissima!!!

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Condivido l'ansia, Fulvia! E anche io non riesco proprio a capire cos'abbia in mente il bradipo! Stupiscici, Tenshi!

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Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? (Antonio Gramsci)


Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia. (Enrico Berlinguer)


''A farmi diventare comunista furono quei morti ammazzati... Non per qualcosa che avevano fatto. Per qualcosa che avevano pensato. Un pensiero che gli era costato la vita. E che adesso sentivo di dover fare mio, per non lasciarli morire del tutto'' (Nilde Jotti)




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Buona settimana a tutte...
Il bradipino ha invitato la cozzetta per evitare strane dicerie... come si districherà ora? La soluzione nei prossimi capitoli.

__________________________________________________________

CAPITOLO 10

Di ritorno dalla villa dei Takamiya, il vice-presidente della Daito Art Production non poté resistere alla tentazione di recarsi alle prove della Dea Scarlatta della compagnia di Kuronuma. Era tanto tempo, troppo, che non aveva occasione di vedere e parlare con la sua ragazzina: gli mancava la sua voce squillante perché, nonostante gli insulti che gli avrebbe affibbiato, era in grado comunque di fargli dimenticare la monotonia e l’ipocrisia della sua vita. Inoltre voleva vedere il suo volto radioso, così come gliel’aveva descritto Hijiri.
Parcheggiò la lussuosa auto lungo il marciapiede. Scese con movimenti fluidi e si avvicinò all’entrata. Il cuore gli batteva talmente forte da fargli temere che gli uscisse dal petto. Posando la mano sul maniglione della porta della sala prove trasse un profondo sospiro ed entrò. L’ampia stanza era avvolta nella penombra. Solo un’area era illuminata, quella che doveva essere dedicata ad un palcoscenico.
Lì, al centro della luce, Akoya si prendeva cura di un Isshin ferito dalla spada della battaglia.
Le sue amorevoli mani lo curavano, la sua voce calda cullava il suo riposo, il suo sguardo appassionato raccontava dei sentimenti che il giovane uomo suscitava in quel cuore puro.
Come ogni volta, Masumi guardava Maya rapito, pur non potendo fare a meno di serrare i pugni fino a incidere la pelle dei palmi con le unghie. Come poteva dar torto ai giornalisti che ipotizzavano una liaison tra i due? Vedeva lui stesso il loro affiatamento sul palcoscenico, i loro occhi che si incatenavano, dimentichi del mondo che li circondava.
Mentre le prove procedevano, non visto, si avvicinò alla buia postazione di regia.
“Buona sera signor Kuronuma!” – salutò con voce tirata senza perdere una sola battuta.
“Giovane presidente Hayami! Buona sera! A cosa debbo la sua visita?”
“Come al solito, sono venuto a vedere a che punto siete con le prove. Che cosa ne pensa? Mi pare che i due protagonisti se la cavino abbastanza bene!”
Kuronuma rispose sinceramente: “Ero preoccupato per Kitajima. Fino alla settimana scorsa sembrava essere svuotata di ogni sentimento. Veniva alle prove, pronunciava le battute, ma non riusciva a infondervi nessuna passione, tristezza, amore, calore, furore. Più volte l’ho ripresa, anche duramente. Poi, un giorno, arrivò ed era tornata quella di sempre, dando fiducia a tutta la compagnia. Come può vedere, adesso è un’Akoya radiosa.” – Kuronuma fu soddisfatto della risposta: da tempo aveva intuito il particolare interesse del giovane presidente per la sua prima attrice.
Masumi aveva chiaramente compreso a quale giorno si riferisse il burbero regista, tuttavia la sua insicurezza non poteva evitare di volere delle conferme: “Evidentemente la ragazzina aveva problemi con il suo partner, problemi che deve aver risolto abbastanza bene a quanto posso vedere.” – La smorfia della bocca rafforzò il sarcasmo nella sua voce.
Kuronuma lo guardò stranito: “No, anzi. Quel giorno i problemi con Sakurakoji si sono creati. Poi, fortunatamente, sono riusciti ad appianare le loro… ahehm… divergenze, per così dire.”
“In che senso, scusi?”
“Beh…” – Kuronuma non sapeva se mettere a parte il presidente Hayami degli eventi che si erano verificati, ma poi pensò che se l’uomo avesse voluto notizie non avrebbe faticato a procurarsele – “Ecco, Kitajima quel giorno ha detto a Sakurakoji che non può ricambiare i suoi sentimenti e il ragazzo ha stentato ad accettare la sua decisione.”
Masumi Hayami quasi non riusciva a credere a quanto aveva appena sentito. Ah, il suo cuore stava cantando!
“Capisco. Certo, non si direbbe!”
“Che vuole che le dica?! Kitajima è riuscita finalmente ad essere chiara con quel ragazzo. Certo, era deluso, ma ha capito che non poteva continuare una corte indesiderata. L’importante comunque è che abbiano ritrovato l’affiatamento sul palcoscenico.”
Il giovane chiese se poteva restare ad assistere ancora qualche minuto. Il regista non si oppose: “Faccia pure con comodo, presidente. Le prove sono quasi giunte al termine: fra una decina di minuti farò riaccendere le luci”.
Masumi si rilassò sulla piccola sedia, godendosi lo spettacolo della piccola creatura che impersonava la dea scesa in terra. La sua mente era in fibrillazione: pensava freneticamente. Il giorno successivo in cui Maya aveva ricevuto il messaggio dell’ammiratore aveva trovato la forza di fermare gli approcci di quel ragazzo. Questo non faceva che rafforzare le teorie di Mitsuki e di Kuronuma. La sua segretaria sosteneva che Maya non fosse innamorata di Sakurakoji: a ragion veduta, non poteva darle torto. Kuronuma asseriva invece che lo fosse dell’ammiratore segreto. Il suo cuore iniziava a contemplare la possibilità di rivelarsi cercando di immaginare la reazione della ragazza: non riusciva però a superare il terrore di essere odiato ancora di più. Rivelarsi significava distruggere la figura dell’uomo di cui era innamorata: l’uomo amato, in realtà, era colui che più lei odiava. Tuttavia, una flebile ed assurda luce stava facendosi largo nel suo animo.
Nella penombra si alzò e si diresse verso l’uscita, mentre alle sue spalle Kuronuma stava dando il segnale di accendere le luci.

Maya si riscosse lentamente dalla maschera di Akoya, si alzò e si diresse verso i camerini. Mentre usciva dalla sala, le parve di scorgere l’alta figura di spalle del signor Hayami, ammantata dal solito lungo impermeabile grigio. Si disilluse subito: era troppo impegnato per venire ad assistere alle sue prove.
Velocemente si cambiò d’abito e, salutando gli altri, uscì in fretta dirigendosi verso casa.
Rifletteva sul nuovo rapporto che stava cercando di creare con Sakurakoji, quando si sentì chiamare.

Edited by tenshina - 17/10/2011, 12:54

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che dolce Masumi!!
questo loro amore così intenso mi fa sognare!
Lui con il batticuore all'idea solo di vederla e la gelosia.. che belli gli uomini gelosi, senza esagerare è ovvio!!!
ora sono felicissima che hanno aperto questo spiraglio di luce le parole del regista! vai Masumi. Maya ti aspetta!!
chi la chiama? ci lasci sempre sul più bello come una scrittrice consumata e sadica!! brava!

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Urca! Bello il passaggio dalla tensione nervosa causata dal "sospetto" (da parte di Masumi) che tra Maya e Saku ci sia un sentimento al sollievo finale. Ok! Sembra stia andando tutto per il meglio! Brava, Tenshina, continua così!

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CAPITOLO 11

Quella voce… quel tono… non poteva essere lui! Eppure… eppure!
“Ragazzina!”
L’appellativo lasciato sospeso nella fredda aria della sera. Maya lasciò che quella parola le scivolasse addosso andando a colmare la mancanza di lui che aveva sentito. Era tornato come suo ammiratore segreto ed era tornato come Masumi Hayami.
Lentamente, lentamente si girò.
Lo vide lì, con il suo impermeabile, appoggiato alla sua lussuosa auto. Quanto aveva desiderato rivederlo: era più bello di come lo ricordava. Le bionde ciocche gli incorniciavano i tratti delicati del viso. Gli occhi, così azzurri e profondi, le stavano rivolgendo un muto sorriso. La bocca virile era piegata nell’abituale smorfia ironica. Una mano guantata alzata a mo’ di saluto.
E ora? Ora cosa doveva dire?!
Decise di lasciare a lui la parola. Semplicemente lo salutò inchinandosi profondamente: “Buona sera signor Hayami!”. Non voleva battibeccare come al solito. Non sapeva se ne avrebbe avuto la forza. Gli rivolse un sorriso che voleva essere tranquillizzante.

Fortuna era appoggiato all’auto, altrimenti avrebbe vacillato.
Cos’era quell’inchino? Cosa quel sorriso? Possibile non abbia intenzione di sbraitarmi contro?
Fu curioso. Decise di testare il terreno.
“Ragazzina, come mai quell’inchino? Non ci sono mai state queste formalità tra noi!”

Uff… ma proprio non può evitare di provocarmi? Perché deve rendere vani i miei sforzi?
Cercò di essere paziente.
“E’ vero signor Hayami. Però aveva ragione quando mi consigliò di essere educata nel nostro ambiente. Sto cercando di seguire i suoi consigli.” Ed era vero.
Fu spiazzato una seconda volta nel giro di pochi istanti.
“E da quando segue i miei consigli?”
Ecco! Ora ne ho la conferma: il suo è un vizio.
“Da quando ho capito che sono corretti, signor Hayami. Non sono più una ragazzina. Riesco a pensare con la mia testa, sa?”

Rise tra sé e sé. Ecco che finalmente la sua ragazzina impertinente tornava a fare capolino.
“Bene, ne sono felice ragazzina” – calcando volutamente su quel termine da lei tanto odiato.
Da quanto tempo era che non si divertiva più con lei in quel modo? Nemmeno lo ricordava più, tanto era stato buio il tempo che aveva trascorso cercando la via da percorrere.
“Ci sono altri miei consigli che sente di dover mettere in pratica?” – La guardava con occhi ridenti.

Ma perché il signor Hayami si ostina a prendermi in giro? Eppure sono tanto felice di vederlo… possibile che lui non pensi ad altro che a divertirsi alle mie spalle?
“No, signor Hayami. Questo è l’unico suo sconsiglio che mi sento di seguire. Ma cosa ci fa da queste parti, signor Hayami?”
Questa volta era stata lei a sottolineare il suo appellativo.

Sempre più divertente!
“Sono venuto a vedere come procedono le prove dei nostri rivali. Mi erano giunte voci preoccupanti sulla sua interpretazione. Ma a quanto ho potuto vedere, erano prive di fondamento!”
Non poteva certo dirle che guadarla solo sulle immagini del suo album non gli bastava più…

“La ringrazio signor Hayami per la sua attenzione. Sì, ora non si deve più preoccupare!”
E’ venuto a vedere me, solo me, non la compagnia!
“Ragazzina… significa forse che mi sarei dovuto preoccupare prima? Non si faccia distrarre da cose superflue! Le va di seguire questo mio consiglio?”
Gli occhi dell’uomo brillavano, ché ben sapevano quali erano state le preoccupazioni della giovane donna.
“Signor Hayami, come le ho detto, decido io quali consigli seguire e decido sempre io quali sono le questioni superflue. Il mio ammiratore non è tra queste”.
Il tono, partito battagliero, si addolcì alla fine. I suoi occhi fiammeggianti si mitigarono in un caldo sole primaverile. La piccola mano si era stretta al petto.
Signor Hayami, perché? Perché mai fa queste domande se non ha intenzione di rivelarsi?!

L’uomo contemplava la piccola ed appassionata figura. Ora che ce l’aveva dinanzi, capiva quanto le era mancata e quanto la voleva. Era inutile chiamarla “ragazzina”. Non lo era più da tempo.
“E’ tardi, ragazzina. Non le andrebbe di essere accompagnata in auto?” – aveva parlato prima ancora di pensare. L’unico suo intento era di passar ancora un po’ di tempo con lei. Sinceramente, non credeva che avrebbe accettato.

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view post Posted on 18/10/2011, 13:21           Quote
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ecco chei era!!!! non poteva esserci soprpresa più gradita!!!
ma che bello!!!! questi batibecchi tra i due mi piacciono così tanto!!!
sono scintillanti quando sono insieme, si sentono vivi, mentre quando sono separati si appassiscono, come foglie senza linfa!
vai Tenshina, questa storia sta venendo su che è una meraviglia!!

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view post Posted on 19/10/2011, 08:36           Quote
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CAPITOLO 12
Maya era tentata, si vedeva che era tentata. Voleva prolungare ancora i momenti da passare con lui.
“La ringrazio, signor Hayami. Accetto volentieri!” – e gli si avvicinò abbassando leggermente lo sguardo. Non voleva che le leggesse dentro l’agitazione che le aveva provocato dire quelle poche parole.
Se non avesse abbassato lo sguardo avrebbe invece visto l’impassibilità scomparire dal viso dell’imperturbabile presidente della Daito. Vedendola avvicinarsi, si scostò dall’auto, aprì la portiera e galantemente, togliendosi il guanto, le offrì la mano per aiutarla a salire.
Quelle dita sottili nel suo palmo parvero imprimere il loro marchio. Una volta chiuso lo sportello strinse a sé quella mano: avrebbe voluto trattenere il suo calore per sempre.
Salì in auto e mise in moto: non voleva certo che ci ripensasse.
“Quasi non ci credo ragazzina! Per farla salire in macchina non ho dovuto ordinarglielo, né sbraitare e nemmeno portarla di peso. Cosa c’è? Non sono più inaffidabile e odioso?”
Ora era lui che si chiedeva come mai non riusciva a chiudere la sua boccaccia: perché vederla tanto docile scatenava in lui l’istinto di provocarla?
Dopo qualche istante, in cui lui pensò che Maya non avrebbe detto una parola, la sua risposta giunse inattesa nei toni e nei contenuti. Con voce pacata la ragazza rispose: “E’ strano signor Hayami, ma ultimamente mi sono resa conto che è sempre stato una persona affidabile e… no, non la odio più. L’ho perdonata da tempo per la morte della povera mamma. All’epoca ero veramente una ragazzina e feci sopportare anche a lei il peso del mio dolore e dei miei sensi di colpa. Non è certo stata solo colpa sua quello che è successo. L’ho capito da tempo.”
Finalmente era riuscita a dirglielo. L’aveva in cuore da prima che scoprisse la sua vera identità, ma solo dopo se n’era accorta. Prima era troppo accecata da quello che lei credeva rancore e disprezzo. Aveva poi capito che non si rivelava anche perché pensava che lei l’odiasse. Ora l’aveva detto. Chissà se qualcosa sarebbe cambiato?
Sicuramente lei non era la sua anima gemella, vista la sua splendida fidanzata, ma almeno poteva sperare di veder evolvere il loro rapporto in qualcosa di migliore rispetto a quello che era stato finora.

“Grazie… Maya”

Quelle parole, sospese nel silenzio dell’abitacolo, pronunciate dalla sua voce calda e fremente, senza inflessioni ironiche o provocatorie, furono la prova del grande peso che gravava sul suo cuore. Quel nome, pronunciato quasi con dolcezza, era il riconoscimento più gradito.
“Prego, signor Hayami. Era da tanto che volevo dirglielo, ma le nostre conversazioni non sono mai abbastanza…” – si fermò in cerca dell’aggettivo adatto.
“Serene” – dissero entrambi.
Si guardarono brevemente e sorrisero.
“Signor Hayami, lei è comunque un affarista senza scrupoli!” – alzò la voce lei.
Lui volse i suoi occhi azzurri verso quella figurina perduta nel comodo sedile della sua auto e scoppiò in una risata liberatoria.
“Anche lei è comunque una ragazzina!”
Sorridendo Maya gli rivolse una linguaccia.
Nel frattempo erano arrivati.
Masumi spense la macchina.
Il tempo era trascorso velocemente. Quello di cui avevano discusso era il massimo a cui aveva mai osato aspirare. Il perdono della sua ragazzina… non l’odiava più. Gli aveva parlato con calma, cullata dai rumori attutiti che si percepivano nell’abitacolo. Non avrebbe mai dimenticato quel giorno: sarebbe sempre rimasto in fondo al proprio cuore.
Si voltò a guardarla. Lei era ferma, in attesa di una sua parola.
“Maya, faccia del suo meglio. Si ricordi la promessa che mi ha fatto!”
“Non si preoccupi, signor Hayami. Sto entrando molto bene nel personaggio di Akoya e della sua dea. Ogni giorno vedo più in là e più a fondo.” – stette un attimo silenziosa, poi riprese, con voce più tenue: “Ricordo la promessa che le ho fatto! E’ mia intenzione mantenerla signor Hayami. Lo farò per lei… e anche per il mio ammiratore.”
“Il suo ammiratore è sempre molto importante per lei, vero?”
Dèi, fate che non possa sentire il battito del mio cuore! pensò Maya mentre abbassava lo sguardo arrossendo.
“Sì, signor Hayami. Lui è sempre più importante per me.”
“Se fossi in lui, anche lei lo sarebbe per me…”
I suoi occhi si spalancarono. Le sue gote si imporporarono.
Cielo! Come erano arrivati a quei discorsi? L’uomo non lo sapeva. Era stato sul ciglio del dirupo della verità e si era tirato indietro. Non poteva rischiare tutto, non subito, non ora che sapeva che lei l’aveva perdonato. Doveva muoversi con cautela.
Con questi pensieri, Masumi ritornò ad essere un Hayami, riprese il controllo del proprio corpo e, insieme, della situazione: “Venga, l’aiuto a scendere.”
Maya annuì, gli occhi sempre bassi, aspettando che la portiera si aprisse.
Con studiata lentezza e cortese garbo il presidente della Daito Art Production tese la mano alla ragazza e l’accompagnò fuori dall’abitacolo.
Si salutarono con un sorriso che ricordava ad entrambi i momenti appena vissuti.
Maya si diresse verso le scale dal suo piccolo appartamento guardandolo.
Masumi Hayami rientrò in macchina e si diresse verso casa.


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CAPITOLO 13

Di ritorno verso casa, Masumi Hayami ripensò ad ogni dettaglio degli eventi appena trascorsi. In confronto, la rivelazione di come Maya avesse respinto Sakurakoji sbiadiva. Ora capiva meglio Maya: lei, negli ultimi tempi, gli era sempre sembrata in attesa di dirgli qualcosa e restia a rispondere alle sue provocazioni. Ancora ricordava il suo sguardo ferito quando l’aveva pungolata nella Valle senza rendersi conto della presenza della sua fidanzata. Capiva che fin da allora Maya voleva trasmettergli il suo cambiamento.
Si sentiva leggero: forse poteva ritenersi libero di non temere più il suo odio ed il suo disprezzo, per lo meno non per gli eventi del passato.
Se lui avesse deciso di rivelarsi, avrebbe dovuto affrontare la sua rabbia per averla ingannata, ma molte erano le motivazioni che l’avevano spinto. Iniziò a coltivare la speranza che lei avrebbe potuto perdonarlo anche per quello.
Rientrato in garage, spense il motore e chiamò Hijiri per avere un rapporto dettagliato di come si erano svolti i fatti in casa Takamiya dopo la sua partenza.
Quello che il suo collaboratore gli riferì lo incuriosì.

Maya rientrò in casa tendendo l’orecchio al rumore dell’acceleratore che dava gas all’auto del signor Hayami.
Finalmente! Finalmente era riuscita a dirgli parte della verità che le gravava in petto.
Aveva visto le spalle dell’uomo sollevarsi come libere da un macigno da cui erano gravate. Mai avrebbe pensato di poter influenzare tanto l’animo di un uomo come Masumi Hayami eppure lei lo conosceva, sapeva della nobiltà del suo spirito e della gentilezza del suo cuore.
Quanto doveva aver sofferto, da solo, ogni volta che lei lo accusava degli atti peggiori.
Ogni volta che qualcosa andava storto, “doveva” essere colpa del signor Hayami ed era stata cieca, cieca agli atti positivi che lui si era spinto a fare o causare per lei.

Shiori se ne stava tranquilla davanti alla sua toeletta in camera: ancora ripensava all’inaspettata visita del pomeriggio di Masumi.
Come aveva supposto, la freddezza solita dell’uomo non era da imputare alla presenza di un’altra donna. Il ballo in maschera sarebbe stato un’ottima occasione per lasciarla da parte ed invitare un’altra, visto che tutti sarebbero stati nascosti agli occhi indiscreti.
Invece lui l’aveva appositamente invitata.
Dopo che l’aveva lasciata sola, erano giunti i suoi sarti per mostrarle alcuni tessuti e scegliere il modello dell’abito. Si era completamente spogliata per permettere alle sartine di prendere le misure: voleva che il corsetto fosse più aderente che mai. Voleva incantare e sedurre il suo fidanzato.
Fu proprio in quel momento che il nuovo maggiordomo entrò nel grande salone: la colse così, in biancheria intima. Subito si scusò per l’intrusione, asserendo che pensava che lei si fosse ritirata nel suo salottino privato. Si inchinò, in attesa di un suo eventuale rimbrotto.
La donna guardò l’alta figura inchinata del giovane e prestante domestico. Ricordando la scintilla di apprezzamento che aveva notato subito nel suo sguardo, l’aveva congedato senza grossi rimproveri.
Era stata proprio fortunata a che il vecchio maggiordomo fosse stato sostituito da quell’esemplare di uomo: avrebbe dovuto chiedere a suo nonno se avesse potuto portarlo con sé nella nuova residenza, dopo il matrimonio. Non sarebbe stato un problema convincere Masumi: in fondo pendeva dalle sue labbra.

Chiuso nella sua stanza, nell’ala della servitù, Hijiri risentiva corrergli lungo la schiena il brivido di disagio che l’aveva colto sotto lo sguardo della fidanzata del suo principale.
Era entrato nel gran salone per il solito giro di controlli. Effettivamente non si aspettava di trovarla lì, come si era affrettato a spiegare. E, soprattutto, non si aspettava di trovarla semi-nuda. Si era subito inchinato scusandosi in attesa di essere congedato.
Aveva atteso e finalmente un mellifluo “Può andare” raggiunse il suo orecchio. Prima di uscire le lanciò una fugace occhiata: uno sguardo che ben poco aveva di misterioso e dolce seguì la sua figura fuori dalla stanza.
Questo era stato il rapporto che aveva fatto al signor Hayami. Attendeva ora indicazioni su come muoversi visto che la sera del ballo era sempre più vicina.

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view post Posted on 20/10/2011, 09:57           Quote
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hai capito l'angioletto!! vuole portarsi anche Hijiri nella nuova casa two is megl che one!
ora si darà la zappa sui piedi da sola!!
ma davvero.. perchè è stata invitata, non riesco a capire ancora il piano di Masumi!
ma ci sarà qualcosa dietro, qualcosa di interessante, magari riusciamo a risolvere tutte e due le questioni, Maya e Shiori, il classico prendere due piccioni con una fava!

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Ciaoo Fufu..
Beh l'ha invitata perchè sarebbe parso strano se non avesse chiesto alla sua fidanzata di accompagnarlo... avrebbe insospettito lei (che sarebbe potuta venire a conoscenza dell'evento) ed il paparino.
Quindi l'ha invitata salvando capra e cavoli... ancora non si sa come ma lo farà.

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52 replies since 4/10/2011, 13:01
 
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